4) Voltaire. Sul cristianesimo.
A).

L'obiettivo principale dell'atteggiamento polemico di Voltaire 
il cristianesimo. In questa lettura esso si concretizza in una
serie di quesiti, che costringeranno a ricercare una pi concreta
base storica ai Vangeli. Dopo oltre duecento anni si pu dire che
la sua provocazione abbia dato ottimi frutti.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Ricerche storiche sul
cristianesimo".

Molti studiosi si mostrano sorpresi per il fatto di non trovare
nello storico Giuseppe alcun cenno di Ges Cristo; tutti gli
specialisti infatti sono d'accordo oggi che il breve passaggio in
cui se ne fa cenno nella sua Storia  interpolato. Eppure il padre
di Flavio Giuseppe avrebbe dovuto essere uno dei testimoni di
tutti i miracoli di Ges. Giuseppe era di schiatta sacerdotale,
parente della regina Marianna, moglie d'Erode; egli si diffonde in
particolare sulle azioni di questo principe, tuttavia non dice una
parola n della vita n della morte di Ges; questo storico che
non nasconde alcuna delle crudelt d'Erode, non parla affatto del
massacro di tutti i fanciulli, da lui ordinato, quando apprese che
era nato un re dei giudei_ Non parla affatto della nuova stella
che sarebbe comparsa in Oriente dopo la nascita del Salvatore;
fenomeno meraviglioso, che non sarebbe dovuto sfuggire a uno
storico cos illuminato com'era Giuseppe. Non una parola, inoltre,
sulle tenebre che avrebbero coperto tutta la terra in pieno
mezzogiorno e per tre ore alla morte del Salvatore; sulla gran
quantit di tombe che si sarebbero scoperchiate in quell'istante e
sui giusti che sarebbero risuscitati.
[...].
A poco a poco si formarono molte chiese e la separazione fra
giudei e cristiani si venne nettamente definendo prima della fine
del primo secolo; tale distinzione era peraltro ignorata dal
governo romano. N il Senato di Roma, n gli imperatori si
occuparono minimamente delle polemiche di un'oscura fazione che
Dio aveva fino allora guidato nel nascondimento e che veniva
gradualmente potenziando in modo pressoch inavvertibile_.
L'eccesso di zelo da parte di qualcuno dei primi cristiani non
pot peraltro nuocere alle verit fondamentali_ Si rimprover loro
di aver accettato come autentici alcuni versi d'una antica
sibilla, formanti un acrostico, che cominciavano tutti con le
lettere iniziali del nome di Ges Cristo, e ciascuna secondo il
suo ordine. Si rimprover loro d'aver messo in circolazione alcune
lettere di Ges Cristo al re d'Edessa, in un tempo in cui in
Edessa non esisteva alcun re; lettere di Maria, lettere di Seneca
a S. Paolo, lettere e atti di Pilato, falsi vangeli, falsi
miracoli e mille altre imposture_.
Tante menzogne, dovute a cristiani ignoranti e animati da falso
zelo, non portarono peraltro alcun pregiudizio alla verit del
Cristianesimo n poterono nuocere alla sua diffusione; al
contrario, esse dimostrano che la societ cristiana aumentava ogni
giorno e che ciascun membro desiderava adoperarsi per il suo
accrescimento. Gli Atti degli Apostoli non fanno alcun cenno al
fatto che gli apostoli avessero redatto un simbolo. Se veramente
ci avessero lasciato un simbolo, un credo cos' come ora lo
possediamo, S. Luca non avrebbe certo dimenticato nella sua storia
questo essenziale documento della religione cristiana; la sostanza
del credo  sparsa negli evangeli, ma gli articoli non furono
redatti che molto pi tardi.
Il nostro simbolo, insomma, rappresenta incontestabilmente la
credenza degli Apostoli, ma non  stato scritto da loro_.
S. Gerolamo ed Eusebio raccontano che quando le chiese si
organizzarono, si vennero distinguendo in esse gradualmente cinque
diversi ordini: gli ispettori, episcopoi, che poi furono i
vescovi; gli anziani della societ, presbyteroi, i preti; i
diaconoi, servi o diaconi; i pistoi, credenti, iniziati, cio i
battezzati che partecipavano alle cene delle agapi; e i catecumeni
ed energumeni, che attendevano il battesimo. Nessuno di questi
cinque ordini portava abito diverso dagli altri; nessuno era
costretto al celibato, come testimonia il libro di Tertulliano
dedicato a sua moglie, e l'esempio degli apostoli. Nessuna
raffigurazione, n in pittura n in scultura, nelle loro assemblee
durante i tre primi secoli. I cristiani tenevano accuratamente
nascosti i loro libri ai gentili, non li comunicavano che agli
iniziati; non era nemmeno permesso ai catecumeni recitare
l'orazione domenicale_.
Quando le societ cristiane divennero pi numerose e molti si
ribellarono al culto dell'impero romano, i magistrati infierirono
contro costoro che peraltro furono oggetto di persecuzione
specialmente da parte delle popolazioni_ Tali persecuzioni non
furono del resto affatto continue. Origene, nel suo libro terzo
contro Celso, dice: Si possono facilmente contare i cristiani
morti per la loro fede, perch ne morirono pochi e solo di tempo
in tempo e con lunghi intervalli_.
Comunque sia, Costantino fu ammesso alla comunione dei cristiani
bench non sia stato mai altro che catecumeno e abbia rinviato il
battesimo fino al momento della morte. Egli costru
Costantinopoli, la sua citt, che divenne il centro dell'impero e
della religione cristiana. La chiesa divenne allora un'istituzione
augusta.
Voltaire, Scritti politici, UTET, Torino, 1976, pagine 664-665 e
667-669.

B).

Siamo di fronte ad un esempio significativo della polemica
voltairriana contro il cristianesimo. Il coinvolgimento emotivo,
la partecipazione convinta alla causa della tolleranza rendono
odiosa a Voltaire soprattutto la Chiesa cattolica. Egli afferma
che l'arma pi efficace contro i veleni della dogmatica  il
disprezzo. In questa lettura il filosofo si rivolge direttamente
al principe reale con l'intento di educarlo alla nuova morale.
Voltaire, Istruzioni per il Principe reale.

Non perseguitate mai nessuno per le sue opinioni sulla religione:
ci  orribile davanti a Dio e davanti agli uomini. Ges Cristo
lungi dall'essere oppressore,  stato oppresso. Se vi fosse
nell'universo un essere potente e malvagio, nemico di Dio, come
hanno preteso i Manichei, la sua funzione sarebbe di perseguitare
gli uomini. Vi sono tre religioni stabilite di diritto umano
nell'impero: vorrei che ve ne fossero cinquanta nei vostri Stati,
essi sarebbero pi ricchi e voi sareste pi potente. Rendete ogni
superstizione ridicola e odiosa, non avrete mai nulla da temere
dalla religione. Essa non  stata terribile e sanguinaria, essa
non ha rovesciato dai troni se non quando le favole sono state
accreditate e gli errori reputati santi. E' l'insolente assurdit
delle due spade,  la pretesa donazione di Costantino;  la
ridicola opinione che un contadino ebreo di Galilea abbia goduto
per venticinque anni a Roma degli onori del sovrano pontificato; 
la compilazione delle pretese decretali fatte da un falsario; 
una sequela non interrotta per molti secoli di leggende
menzoniere, di miracoli impertinenti, di libri apocrifi, di
profezie attribuite a sibille;  infine questo cumulo odioso di
imposture che rese i popoli furiosi e fece tremare i re. Ecco le
armi di cui ci si serv per deporre il grande imperatore Enrico
quarto, per farlo prosternare ai piedi di Gregorio settimo, per
farlo morire in povert e per privarlo della sepoltura;  da
questa fonte che usciranno tutti gli infortuni dei due Federici;
ecco ci che ha fatto dibattere l'Europa nel sangue per secoli.
Quale religione  quella che da Costantino non si  sostenuta che
con i torbidi civili e col carnefice! Questi tempi non sono pi;
ma guardiamoci che non ritornino. Quest'albero di morte, tanto
sfrondato nei suoi rami, non  ancora tagliato alle radici, e
finch la setta romana avr delle fortune da distribuire, delle
mitrie, dei principati, delle tiare da assegnare, tutto  da
temere per la libert e per la quiete del genere umano. La
politica ha stabilito una bilancia tra le potenze d'Europa: non 
meno necessario che ne formi una tra gli errori, affinch
bilanciandosi a vicenda, lascino il mondo in pace.
Si dice spesso che la morale che viene da Dio riunisce tutti gli
spiriti e che il dogma che viene dagli uomini, li divide. Questi
dogmi insensati, questi mostri figli della scuola, si combattono
tutti nella scuola: ma essi devono essere ugualmente disprezzati
dagli uomini di Stato; devono essere tutti resi impotenti dalla
saggezza dell'amministrazione. Sono veleni di cui uno serve di
rimedio all'altro, e l'antidoto universale contro questi veleni
dell'anima  il disprezzo.
Voltaire, Scritti politici, Einaudi, Torino, pagine 661-662.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
5) Voltaire. Lo spirito filosofico.
Questa lettura  importante perch mette in evidenza la nuova
concezione della filosofia, che fu propria dell'intero movimento
illuminista. Secondo Voltaire il filosofo non  colui che si
avventura nel pericoloso campo della metafisica e della teologia,
ma chi pi modestamente insegna la morale. Per questo motivo fra i
pi grandi filosofi della storia compare il nome di Confucio.
Voltaire, Dizionario filosofico, voce "Chi  filosofo",
"Filosofo".

Filosofo, amatore della saggezza, cio della verit. Tutti i
filosofi hanno avuto questo doppio carattere; non ce n' alcuno
nell'antichit che non abbia fornito esempi di virt agli uomini e
lezioni di verit morali. Tutti costoro hanno certo potuto
ingannarsi per quanto concerne la fisica; ma essa  cos poco
necessaria alla condotta della vita, che i filosofi non ne avevano
affatto bisogno. Sono occorsi secoli per conoscere le leggi della
natura. Un giorno basta a un saggio per conoscere i doveri
dell'uomo.
Il filosofo  l'esatto contrario del taumaturgo, dell'uomo che si
presenta come profeta, pretendendo di essere ispirato da Dio_
Coloro che si proclamarono figli di dei furono altrettanti padri
di impostura; e se anche si servirono della menzogna per insegnare
la verit, erano indegni d'insegnarla; essi non erano filosofi,
erano al pi dei mentitori assai prudenti.
Per quale fatalit, che non torna certo a onore dei popoli
occidentali, occorre arrivare fino all'estremo Oriente per trovare
un saggio semplice, senza fasto, senza impostura, che insegn agli
uomini a vivere felici seicento anni prima della nostra era
volgare, in un tempo in cui tutto il Settentrione ignorava ancora
l'uso delle lettere e i greci cominciavano appena a distinguersi
per la loro cultura? Questo saggio  Confucio, che si present
come legislatore e non pretese mai di ingannare gli uomini_
Bisogna ammettere che non esiste legislatore che abbia annunciato
verit pi utili per il genere umano.
Una quantit di filosofi greci insegn dopo di lui una morale
altrettanto pura. Se essi si fossero limitati a elaborare vani
sistemi di fisica, oggi ne ricorderemmo i nomi al pi per burlarci
di loro. Se ancora li si onora, si  perch furono giusti e
insegnarono agli uomini la giustizia_.
I romani poi ebbero Cicerone, che da solo vale forse tutti i
filosofi della Grecia. Dopo di lui vennero uomini ancor pi degni
di rispetto, tanto che imitarli  impresa pressoch disperata:
sono lo schiavo Epitteto e gli imperatori Marco Aurelio e
Giuliano_.
Quanto a noi, non ci mancano certo i devoti; ma dove sono i saggi?
Dove sono gli spiriti inflessibili, giusti e tolleranti? La
Francia ha avuto i suoi filosofi; e tutti, eccetto Montaigne, sono
stati perseguitati. E' questo, mi sembra, l'estremo limite
dell'umana malvagit: perseguitare quegli stessi filosofi che si
sforzano di renderci migliori_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quattordicesimo, pagine 553-554.
